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di MADDALENA CAPRA LEBOUT

“Cari mamme e papà,

quando, lunedì, ho chiesto a Patrick come mai non avesse studiato geografia per il giorno dopo già nel weekend, così da non ridursi alla sera del giorno feriale, mi ha risposto: “Perché avevo già troppi compiti!”
Ripenso alla prima elementare: le prime volte che aveva dei compiti da fare nel fine settimana, li faceva subito, alle 5 del venerdì. Aveva paura, era ossessivo, puntiglioso. A poco serviva cercare di rassicurarlo, dirgli che c’era tempo. Bene: negli anni il suo atteggiamento puntiglioso e a volte ancora ossessivo e timoroso NON è cambiato. Eppure non ha più l’urgenza di fare i compiti né l’entusiasmo.
Una volta pensavo anche io che i compiti fossero necessari. Forse, in realtà, non me lo domandavo neppure: chi di noi è cresciuto senza compiti? I compiti sono una cosa normale, necessaria. Ma è pur vero che noi tornavamo da scuola a mezzogiorno e mezzo. I pochi che si fermavano al doposcuola passavano il pomeriggio con attività ricreative (non di studio) e facevano i compiti là.
Ora, con una scuola che impegna i bambini 40 ore a settimana (l’equivalente di un lavoro “regolare”), dovrebbe non solo esserci il tempo di assorbire le lezioni ed esercitarsi in aula, ma sarebbe doveroso lasciare il poco tempo residuo (quello a casa) per il riposo, il gioco, la famiglia. Weekend inclusi.
Numerose ricerche confermano che, almeno nella scuola dell’obbligo (e, tanto più, in quella primaria), i compiti sono inutili. Confermano altresì che subissare gli alunni di studio non li rende più istruiti, ma, al contrario, li esaspera. Li “abbuffa” senza nutrirli con efficacia.
Non è forse la stessa cosa con l’educazione? Imbottire i figli di nozioni è l’equivalente di imbottirli di regole. Ci vuole la misura. Poche cose alla volta, fatte bene, di cui fare esperienza, assimilandole.
Vorrei che provaste a riflettere sulla questione, se ancora non l’avete fatto.
Vorrei che i nostri figli, il sabato e la domenica, potessero essere bambini. Non alunni a tempo pieno. Che potessero guardare mamma e papà senza chiedersi: “Perché voi potete riposare e io devo studiare?”. Vorrei che la famiglia potesse organizzare di fare mille cose. Oppure nessuna. E che, in questa scelta, fosse libera, non condizionata da un estenuante “dobbiamo tornare a casa perché lui/lei deve studiare.” Una famiglia ha il diritto di essere padrona indiscussa della propria vita e del proprio tempo fuori da quello scolastico.
Vorrei che la sera, alle cinque, quando tornano a casa, i bambini potessero giocare coi fratelli, fare sport, fare altro. Dopo otto ore a scuola (che sono state imposte – ricordiamolo – non per il loro bene, ma per permettere ai genitori di lavorare), credo se lo meritino. Credo che glielo dobbiamo.
Vorrei ricordare che la scuola è un’istituzione PER il cittadino. Non il contrario. Forse, possiamo fare qualcosa.
Non siete pronti per una visione così diversa da quella con cui siamo cresciuti? Bene, è ora di cambiare. Anche certe attenzioni ai piccoli, la promozione dell’allattamento, l’allattamento prolungato, il co-sleeping, l’invito a giocare coi nostri bambini, le nuove tecnologie, i seggiolini omologati, i caschetti per la bici, le etichette nutrizionali, i padri che preparano pappine e cambiano pannolini: anche tutte queste cose, anni fa, erano impensabili. Oggi le diamo per assodate.
Mi scuso per la lunghezza di questa mail. Ci sarebbe un altro milione di cose da dire. Vi allego un paio di documenti sulla problematica…

Grazie per il vostro tempo, attendo le vostre osservazioni,
Maddalena Capra Lebout, mamma di Patrick”
http://www.pensierirotondi.com/
http://www.pensierirotondi.com/compiti-di-scuola-a-vostro-…/

Per approfondimenti su quello che penso della scuola:
http://www.pensierirotondi.com/il-cielo-da-una-bocca-di-lu…/
http://www.pensierirotondi.com/state-seduti/