Menu

Budrio, Marzo 2014

Sono il papà di Camilla, vi scrivo nuovamente per dirvi che, oltre ai problemi già esposti nella lettera inviata l’anno scorso, quest’anno accadono cose ancora più preoccupanti. Scoppiano troppo di frequente liti furibonde a causa della mole eccessiva di compiti e cose da studiare che la stanno impegnando fuori misura in tour de force allucinanti che sconfinano spesso dopo cena rubandole ore preziose di sonno e rendendola sempre più nervosa e irritabile. Ma la cosa più grave è la pretesa in questi ultimi tempi di far suonare la sveglia molto prima del dovuto per ripassare le materie studiate il giorno prima fino a notte tarda. Questa sua tensione crescente si scarica poi su di noi che veniamo continuamente chiamati a controllare i suoi compiti, ad ascoltarla quando ripete o ad aiutarla nelle cose più difficili. Se ci rifiutiamo dicendole che è tardi e che deve riposare, garantendole una nostra giustificazione sul diario, comincia ad accusarci furiosamente di ostacolarla e di impedirle di finire i compiti. Ma anche nel caso in cui ci rassegniamo e assecondiamo questa sua malsana determinazione, veniamo tuttavia rimproverati e umiliati ogni qualvolta esitiamo a capire i vari quesiti o ci dilunghiamo troppo nelle spiegazioni.

Quest’anno inoltre con uno studio più pedante della storia dell’arte e della musica, anche queste materie rischiano di perdere il loro tradizionale carattere piacevole e rilassante, vanificando il loro importante ruolo di compensazione nei confronti delle altre materie più stressanti. L’altra cosa molto grave è il fatto che quest’anno, sempre a causa dei compiti onerosi, non si è più iscritta al corso di chitarra, a cui teneva molto, e sta cominciando a disertare anche il corso di Basket che è d’importanza vitale dopo le troppe ore passate seduta in classe e alla scrivania di casa. A detta di molti genitori con cui ho parlato, questi problemi riguardano la maggioranza dei suoi compagni che, esclusi i pochi superdotati a cui basta ascoltare la lezione in classe e quelli altrettanto sparuti che non si preoccupano né di fare i compiti né di studiare, sta accusando sempre più quest’ansia crescente di prestazione che arriva a coinvolgere inesorabilmente tutto il resto della famiglia.

Seriamente preoccupato per la sua salute fisica e mentale, cerco inutilmente di scalfire questo suo caparbio senso del dovere, facendo ricorso in maniera più o meno velata alle mie più dissacranti critiche al modo anacronistico e burocratico di fare scuola, che ancora resiste nel nostro paese, dove si dà più importanza alla quantità delle nozioni impartite che alla loro qualità e si spreca tanto tempo prezioso nella verifica e nella contabilità puntigliosa e cervellotica dell’apprendimento, imposto forzatamente col sistema antiquato e ricattatorio dei voti, invece di permettere a tanti bravi insegnanti di dedicare le loro energie e competenze per coinvolgere i ragazzi, suscitare ed alimentare i loro interessi , rispondere alle loro tante domande e individuare tramite un confronto diretto e una ricerca collettiva i temi e le problematiche più importanti della loro età per affrontarli con un lavoro corale e un dialogo aperto fra tutti, unici mezzi per favorire in loro la crescita di uno spirito critico e costruttivo in un clima di sincera partecipazione.

A volte, per uscire da questo incubo, le propongo di liberarla dalle grinfie di questa scuola matrigna ricorrendo all’istituto dell’educazione parentale ma ottengo sempre un netto rifiuto che comprendo pienamente dato che il bisogno di sentirsi parte della sua classe, accettata e apprezzata dai suoi compagni è molto più forte di tutti i disagi che le procurano il tedio e la noia delle lezioni frontali, l’aridità degli astrusi libri di testo, l’ansia delle continue verifiche e interrogazioni e lo stress dei compiti ripetitivi e snervanti. A tutto ciò si somma il clima competitivo e conflittuale della scuola che trasforma lentamente le amicizie in rivalità, la solidarietà in cinismo e sopraffazione, la sincerità in menzogna o delazione e la generosità in egoismo e bieco opportunismo. Infine, ma non meno gravi, sono i danni sociali del sistema autoritario, violento e repressivo tuttora imperante nelle nostre scuole, mascherato sotto le nobili vesti dell’ordine e della disciplina, che genera da un lato servilismo, compiacenza, adulazione, superbia, presunzione, ipocrisia e furbizia e dall’altro ribellione, sensi di colpa, complessi d’inferiorità, emarginazione ed esclusione fino all’abbandono scolastico di cui l’Italia vanta il vergognoso record fra tutti i paesi più sviluppati.

In fede,
Poli Carlo