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Si pubblica di seguito lo scambio di mail fra Maurizio Parodi e il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Liguria, a seguito dell’invio, nel mese di maggio 2015, di una lettera informativa al Garante e a tutti i Garanti regionali.

Mittente: Francesco Lalla , Garante Infanzia e Adolescenza (Regione Liguria)
Gentile professor Parodi,
la ringrazio di avermi informato di questa iniziativa che ritengo di indiscutibile valore dialettico (e non solo). E’ indubbio che il mondo della scuola, in Italia più che altrove, denoti problematiche tecniche, politiche, professionali, sindacali e di immagine.
Il mondo educativo, se non aperto al territorio e alle sue suggestioni concrete, rischia davvero di cedere il passo alla sfera deviante. Si può essere d’accordo con quanto sostenuto da Ivan Illich circa la decadenza e il valore “contrario al proposito primigenio” della scuola, e quindi rendere complementare la rete dell’educazione informale a quella istituzionale. Tutto questo comporterebbe uno svecchiamento dei metodi di insegnamento e l’apertura al concetto di scuola aperta.
Detto ciò, non ritengo di poter intervenire in concreto su questo tema, non perché non lo meriti, ma proprio per l’opposto motivo: esso richiederebbe un confronto serio e strutturato con le autorità scolastiche che – al momento attuale – rappresenterebbe un “di più” nel momento in cui si sta tentando di mantenere viva l’istituzione scolastica stessa.
In definitiva, lo scopo politico che a mio avviso ci si dovrebbe riproporre sarebbe quello di armonizzare e quindi bilanciare diritti costituzionalmente garantiti (Diritti dei minori/Libertà di insegnamento).
Quanto lei fa presente circa la pesantezza degli zaini siamo dell’idea di svolgere un’iniziativa particolare in autunno, per la riapertura delle scuole.
Resto a disposizione e le auguro buon lavoro.

Francesco Lalla, Garante Infanzia e Adolescenza (Regione Liguria)

Mittente: Maurizio Parodi
Gentile dott. Lalla,
ringrazio lei per l’attenzione espressa con rimarchevole sollecitudine, apprezzo molto le sue accorte e inappuntabili riflessioni, e comprendo, rispettosamente, la decisione di “non intervenire”.
Mi permetto di dissentire solo su di un passaggio cruciale.
La proposta di abolire i compiti per le vacanze, doviziosamente motivata, come ha avuto modo di constatare (Paolo Crepet si è espresso in questi termini, rispetto ai compiti per le vacanze: “Sono sempre stato contrario ai compiti per le vacanze, si tratta di un’espressione del sadismo degli insegnanti!”), ha proprio lo scopo di “mantenere viva l’istituzione scolastica”, di realizzare una scuola buona e giusta con un “provvedimento” a costo zero, di immediata attuabilità che consentirebbe agli studenti di riconciliarsi con lo studio e l’insegnamento, limitando: sofferenze, anche molto gravi, l’odio per la scuola, dilagante, e il gravissimo fenomeno della dispersione scolastica (purtroppo l’Italia, in questo, eccelle scandalosamente).
Non sarebbe, certo, la soluzione di tutti i mali che affliggono la scuola (e che la scuola infligge ai suoi utenti più deboli e bisognosi), ma sarebbe comunque “meno male”.
La ringrazio nuovamente e le auguro buon lavoro.

Maurizio Parodi

Mittente: Francesco Lalla, Garante Infanzia e Adolescenza (Regione Liguria)
Caro professor Parodi,
personalmente ho sempre pensato che i compiti delle cosiddette vacanze (ma skolè, in greco non voleva dire “tempo libero”?) potessero assumere una forma facoltativa. In questo modo si potrebbe misurare l’intenzionalità del bambino nel restare nell’idea di una scuola-tempo-libero, una forma amichevole tesa alla conoscenza più che agganciata alla scuola stessa.
Al giorno d’oggi, la scuola non dovrebbe restare rinchiusa in sé nell’idea dell’istituzione, ma assaggiare e quindi ricomprendere ogni forma educativa del territorio del bambino e del ragazzo. Il collegamento scuola-territorio potrebbe significare raccolta di esperienze varie fatte dai ragazzi altrettanto educative. Forme di socializzazione all’esterno delle mura e in periodo di maniche corte, di sorrisi spontanei, senza obblighi ma con migliaia di stimoli. Il “che cosa avete fatto nelle vacanze?” formula di rito di un componimento al ritorno in classe potrebbe oggi mutarsi in “che cosa aveteimparato in vacanza?”.
Ovviamente parliamo di ceto meto-abbiente e superiore. Non dobbiamo dimenticare, come giustamente lei sottolineava, la condizione di chi ha di meno e vacanze “viaggiate” non ne fa. Bene, il restare nel quartiere, ascoltarne le voci, l’allungamento dei giorni di luce, le notti maggiormente chiassose sono già di per se stesse esperienze di cambiamento, trasformazione, ed – in tale senso – sarebbe bene che i ragazzi tenessero un diario anche solo didascalico allenandosi a capire la gioia del guardare e del tentativo di comprendere. Esattamente ciò che Popper chiamava “orientamento al mondo”, aldilà delle false chimere del “se fai questo troverai lavoro”, slogan di carattere utilitaristico per un mondo di produzione ormai al tramonto. Il bambino, il ragazzo, devono fare il loro cammino ed essere bambini e ragazzi in ricerca di suggestioni e stimoli. Non possiamo pretendere che si dimostrino tout-court uomini maturi alla ricerca di un impiego.
Il cambiamento avviene fuori, è istituzionale, d’accordo, ma soprattutto insegnanti, in linea con una ipotetica buona politica educativa – più che scolastica – potrebbero badare maggiormente al cambiamento dentro il bambino, stimolandone la conoscenza del macrocosmo intorno a lui perché possa ritornare rinforzato nel proprio microcosmo. Al fondo di tutto resta l’acquisizione di conoscenze perché esse posseggono la qualità di poter stimolare le scelte più chiare e in linea con la propria interiorità.

Francesco Lalla
p.s. per queste mie risposte mi avvalgo del prof. Dario Arkel, docente dell’Università di Genova, autore di numerosi testi sull’argomento e mio stretto collaboratore. Nel caso in cui volesse pubblicare queste risposte la prego di tenerne conto.

Mittente: Maurizio Parodi
Gentile dott. Lalla,
la ringrazio nuovamente per l’attenzione che ha voluto dedicare alla nostra iniziativa, fornendo un contributo di alto profilo culturale che impreziosisce il dibattito sui temi in questione.
Circa la proposta di tenere un diario, da lei così sapientemente argomentata, riporto il testo di un post che ho pubblicato sulla pagina del Gruppo facebook: “Basta compiti!”.
“Dopo aver scritto la lettera nella quale comunicavo alla scuola che mio figlio non avrebbe svolto i compiti per l’estate, decidemmo di tenere un diario delle nostre vacanze (senza compiti) che consegnò, all’inizio delle lezioni, nei due anni successivi: un documento importante perché riporta descrizioni, racconti, commenti, foto, cartine, schede di approfondimento tematico (il paguro che avevamo catturato a Ponza…) e testimonia le nostre esperienze, il nostro essere insieme.
Rispetto al problema dei compiti per le vacanze, si possono considerare due opzioni:
A) chi decida di non far fare i compiti può tenere, assieme al proprio figlio, un diario delle cose fatte, che non sarebbe stato possibile fare se ci si fosse dedicati allo svolgimento dei compiti da consegnare ai docenti;
B) chi decida di far fare i compiti può preparare, assieme al proprio figlio, un elenco di cose che avrebbe voluto e potuto fare se non ci si fosse dedicati allo svolgimento dei compiti da consegnare ai docenti.”
Spero si possano dare altre occasioni di confronto e collaborazione.
Cordialmente.

Maurizio Parodi