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di VALENTINA SANTARPIA

Da un’idea di un maestro testardo, sintesi di diverse sperimentazioni di scuole democratiche, frutto di un progetto a lungo coltivato, nasce a settembre la prima classe della scuola primaria «col sorriso»: parole d’ordine, pace, coccole, natura, condivisione

Provate a chiudere gli occhi. E a immaginare una scuola dove i banchi sono tutti a forma di trapezio, attaccati tra di loro. Dove la campagna è a portata di mano. Dove i colori e i pastelli sono messi tutti insieme in una grande cesta, non ci sono zaini né compiti a casa, e dove i bambini sono coccolati ma trattati con rispetto. Ecco, questa è la scuola del sorriso, un piccolo sogno che sta per diventare realtà, e che potrebbe diventare contagioso, dopo le decine di scuole «democratiche» di varia declinazione nate in tutta Italia. Dopo anni di «sperimentazioni» dal progetto «Bimbisvegli» a settembre nascerà a Serravalle d’Asti una prima classe elementare pubblica «democratica e pratica» con tanto di riconoscimento dell’ufficio scolastico provinciale, entusiasmo dei dirigenti e sostegno del Comune di Asti. Un sostegno non solo emotivo, ma concreto: sarà proprio la giunta a fornire all’aula gli arredi e a pagare un servizio di trasporto scolastico che permetterà ai giovanissimi alunni della scuola di Rio Crosio di percorrere tutti i giorni quei 4-5 km che la separano dalla scuola di campagna.

La «didattica occasionata»
Perché la location è il primo punto forte di questa classe pilota, che nasce dal progetto di un maestro testardo e romantico: «Avere la natura a portata di mano è fondamentale- spiega Giampiero Monaca- Come andassimo tutti i giorni in gita, sarà l’osservazione dell’ambiente a fornirci gli input per le lezioni: si chiama didattica occasionata, cioè lasciare che la natura crei occasioni da cogliere in modo efficace». Per capirci: se si osservano le piante, si potrà parlare di fotosintesi clorofilliana, se ci si imbatte in un formicaio, di insetti e delle loro abitudini, se si calpesta la ghiaia si potrà parlare di rocce e della loro provenienza. Ma non c’è il rischio che il programma salti? «No, il programma viene rispettato, ma non con la rigidità dei protocolli scolastici: si impara tutto, ma senza seguire schemi rigidi che finiscono per ingabbiare le menti dei bambini. La scuola ormai è fatta di competenze, più che di programmi».

40 euro per i materiali in condivisione
Non è tutto qui. La «scuola del sorriso», che ha subito raggiunto il limite dei 20 iscritti, lasciando molte famiglie escluse per ora e deluse, mette in campo un concetto, quello della condivisione totale, a cui sono poco avvezzi i bambini della società iperconsumistica. «Noi chiediamo ai genitori un contributo iniziale di 40 euro, da mettere in una busta chiusa: così chi vuole può mettere di più, chi non può mette di meno, senza sentirsi in difficoltà. Con quei soldi compriamo tutto il materiale scolastico: pastelli, penne, gomme da cancellare, temperini, e tutto il materiale viene messo in comune. I bambini hanno solo i quaderni e il diario di personale. Ognuno impara a rispettare così il materiale che è di tutti. E non si spreca niente». Anche i libri vengono ordinati direttamente dagli insegnanti- al professor Monaca verrà affiancata una collega per sostenere il tempo pieno- e rimangono a scuola: «Così possiamo ordinare anche testi diversi, e quando studiamo un argomento lo confrontiamo, impariamo a cercare l’informazione». E il concetto di cooperazione si allarga anche alla comunità scolastica in cui si inserirà la scuola col sorriso: «Vorremmo che l’arrivo della nostra realtà nella comunità della frazione di Serravalle , dopo un rispettoso periodo di osservazione e reciproca conoscenza , potesse risultare un impulso alla vita ed alle offerte culturali locali, con momenti formativi per adulti (conferenze , stages, seminari) , eventi culturali per tutti (spettacoli, concerti, mostre) e vita di comunità (opere di manutenzione, uscite sul territorio, banca del tempo, gruppi di acquisto solidale, collaborazione con pro loco)».

Bando ai compiti a casa
I compiti? Sono banditi. Si studia in classe. «I compiti mettono ancora più in difficoltà chi parte già da una situazione svantaggiosa, a livello sociale o o intellettivo- spiega Monaca- Se i bambini si appassionano ad un argomento, sono loro stessi ad approfondire». Certo, ma le tabelline vanno ripetute…«Ovvio, ma senza costrizioni. Li incitiamo indirettamente a farlo istituendo ad esempio la gara delle tabelline, così tutti pur di vincere le studiano anche a casa». Il messaggio che manda la scuola del sorriso è che il luogo di lavoro è la scuola, e in quel luogo bisogna dedicarsi allo studio. A casa, si fa altro. «Così li educhiamo anche a diventare bravi lavoratori, responsabili sul posto di lavoro ma capaci di staccare la spina quando bisogna dedicarsi alla famiglia».

Senza zaino e senza punizioni
Alla scuola del sorriso quindi si va senza zaino pesante sulle spalle, e si viene accolti sempre con un gesto d’affetto: «I bambini meritano coccole e consapevolezza: vanno trattati con amore ma anche con rispetto per il loro essere piccoli adulti. Quindi non è mai troppo presto per far capire loro come va il mondo, per far loro comprendere i fatti di attualità, oppure analizzare insieme i conflitti interpersonali». L’idea è quella di sviluppare una scuola «della pace», dove «pace è uguale a insieme, come recitava uno slogan inventato dai bambini: ovvero, se si è in continuità con l’altro, non solo in condivisione, allora c’è la pace». Ci sarà anche una specialista di Torino che farà fare meditazione ai bambini e aiuterà i maestri a seguire questa pratica, per favorire l’introspezione, l’auto coscienza e la consapevolezza di emozioni e sentimenti. Tutto- idealmente- splendido. Eppur sempre di bambini di sei anni si tratta. Non si rischia l’ammutinamento? «No- ride Monaca-Quando sono così coinvolti, i bambini si controllano da soli. E basta un’occhiataccia per far capire loro se qualcosa non va».

E alle medie?
La scuola del sorriso non nasce «sola». Ispirata a Freinet, Montessori e Don Milani, mette insieme le caratteristiche delle scuole «senza zaino», delle «scuole nel bosco», aderisce alla campagna «Basta compiti», collabora con «Bambini e natura», di Monica Guerra, dell’università di Milano, e con la rete di cooperazione educativa. E ha già attivato un gruppo di volontari, tra pedagogisti, professori e genitori, che si occuperà di ritinteggiare le pareti dell’aula nei prossimi giorni. Ma quest’appoggio non la esula dalle critiche: «La domanda che ci viene posta più spesso è: i bambini saranno in grado di confrontarsi con le scuole medie? – conclude Monaca- Una domanda che mi mette in crisi, non vorrei mai mettere in difficoltà i ragazzi. Ma penso che arrivare alle medie dopo 5 anni di lento allenamento alla salita prima di superare la parete rocciosa ti permette di avere la forza giusta per affrontarla».