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di GIOVANNI LUMINI

L’insostenibile ingerenza dell’insegnare

Care e cari insegnanti, state tanto con i nostri figli, è vero, ma non vi chiediamo che i nostri figli siano la vostra missione anche quando stanno con noi.
Pretendere di insegnare anche a casa è un’ingerenza contraddittoria: voi a casa non ci siete e quindi non potete insegnare. E i nostri figli, con i compiti, non imparano a casa, perchè non ci siete voi, che siete competenti, ad aiutarli.
Ci siamo noi che non siamo insegnanti e che non vogliamo “insegnare” la scuola, vogliamo insegnare la vita.
Forse, anzi sicuramente, non siamo perfetti e insegnamo la vita ai nostri figli navigando a vista, ma non ci serve la guardia marina che da lontano, un giorno prima, ci dica quale deve essere la rotta obbligatoria e quali sono le tappe da toccare.
La vostra, importante, missione finisce con le tante ore di scuola; la nostra, mi perdonerete ben più importante missione, quella di essere padre e madre, inizia con le poche ore che ci rimangono a disposizione durante l’anno e con le vacanze.
Vi chiedo: non entrate in queste ore, lasciateci fare i genitori a modo nostro e anche se sbagliamo a fare i genitori, fateceli fare, in un tempo che sia solo nostro.
Sarebbe insostenibile per voi un’ingerenza da parte nostra nel vostro insegnamento; è altrettanto insopportabile l’insostenibile ingerenza dell’insegnare che i compiti portano nelle nostre vite.

Palindromi e tempo presente

In questo momento sul gruppo Facebook BASTA COMPITI! siamo un numero palindromo 9779… è un bel gioco quello dei palindromi… come tanti bei giochi si possono e si “devono” fare al posto dei compiti.
Sono più di due anni che sono in questo gruppo… sono uno della prima ora, si direbbe con un linguaggio che va tanto di moda.
E nonostante tanti post siano passati sotto i ponti ancora mi porta infinita tristezza leggere: “Oggi c’è il sole, sarebbe una bellissima giornata per uscire e invece siamo chiusi in casa a fare i compiti”.
Ma perchè scrivete questo sul gruppo Basta Compiti?
Oggi non “sarebbe” una bella giornata: oggi E’ una bella giornata e avete il “dovere” di uscire, voi con i vostri figli e le vostre figlie. Questo tempo dovete prendervelo: non farvelo prendere.
E’ un tempo prezioso il tempo del gioco, della scoperta, del tenersi per mano, del camminare insieme. E’ il vostro tempo di vita.
Se usate il condizionale, la vostra vita è già condizionata e il vostro è solo uno sfogo e si sa … verba volant, scripta su FB volant lo stesso. Usate il presente sia come tempo verbale sia come tempo di vita… perchè un attimo dopo è passato e questa bellissima giornata l’avreste sprecata.
Ogni giorno con i vostri bambini e le vostre bambine è un giorno prezioso… “Fatelo valere”, vi avrebbe detto Jack Dawson.

16 settembre 2016

Non potete convincere gli insegnanti: l’atteggiamento è pregiudiziale, è prerazionale.
Come passare sempre su una stessa strada sapendo che qualcosa su quella strada ti farà male ogni volta; eppure continui a passarci, perchè tutti ci sono passati e tutti hanno sentito quel male e quindi tutti “dobbiamo” sentire quel male.
E’ un pre-giudizio: non è basato su dati oggettivi o su ricerche o su indagini.
Alcuni dati oggettivi sono:
– i dati OCSE che confermano che le scuole migliori sono quelle dove i compiti non si assegnano o meglio che i migliori risultati scolastici li ottengono quegli studenti ai quali i compiti non vengono assegnati;
– che i compiti senza alcun dubbio allontanano gli studenti dall’amore per lo studio;
– che non possono essere i genitori a insegnare il metodo di studio: devono essere i professionisti dell’insegnamento, gli insegnanti e possono farlo solo a scuola perchè a casa non ci sono;
– che chi non ha il sostegno domestico (che non dovrebbe assolutamente essere richiesto a genitori “non competenti” e spesso impossibilitati a essere presenti) è doppiamente discriminato e svantaggiato
– che la Finlandia è passata al primo posto come sistema scolastico e profitto del percorso di studi per gli studenti DOPO aver abolito i compiti a casa.
– che togliere ai bambini e alle bambine la libertà dell’uso del tempo libero e il diritto al gioco e all’annoiarsi e a riposarsi è praticamente un reato
– che a nessun lavoratore viene chiesto di lavorare ancora dopo l’orario di lavoro o nei giorni di riposo
– che nessuno studio o ricerca dimostra che i compiti a casa migliorano il rendimento dello studente ma ve se sono tantissimi che dimostrano il peggioramento del rendimento
Quindi non è razionale dare i compiti; è una (incredibile) abitudine perpetrata senza alcun senso nè giustificazione.
Se un/ un’insegnante che dà i compiti agisse razionalmente, valutando questi dati oggettivi, il giorno dopo non li darebbe più.
Ma evidentemente qui, in questo balzano regno dei compiti a casa, i dati scientifici, l’oggettività, la razionalità non hanno diritto di   cittadinanza.
Il potere più grande che potrebbero avere gli insegnanti è quello di smettere di dare i compiti, senza alcun problema o ritorsione.
Nessun genitore ancorato ad un “ai miei tempi si faceva così e non vedo perchè si debba cambiare”, potrebbe dire niente perchè la libertà di insegnamento è sancita dalla Costituzione.
Piccoli semi, dolorose testimonianze, pulci nell’orecchio, gocce che scavano rocce, segnali continui: un lavoro improbo, lungo e faticoso che può portare non a convincere un/un’insegnante ma fargli/farle trovare, chissà quando e chissà come, un’inaspettato momento di serendipità e una sorta di redenzione.
Un/un’insegnante redento ha come conseguenza il “salvataggio” di 25 bambine e bambini, ragazze e ragazzi…. non è poco

8 luglio 2016

L’autodeterminazione dei bambini e delle bambine è tutto.
Niente ambiguità.
Si parla dell’importanza della lettura e del leggere, ma imporre “soltanto” dei libri da leggere è altrettanto sbagliato che dare trenta esercizi di matematica o quattro paragrafi di analisi logica.
Se i bambini e le bambine scelgono un libro e lo leggono siamo sulla strada giusta; se lo leggono perchè DEVONO farlo per scuola siamo sulla strada sbagliata, sulla strada che porterà all’avversione verso la lettura.

27 maggio 2016

Forse mi ripeto, ma l’approccio al problema dei compiti da parte delle/degli insegnanti è PRE-razionale.
Se fosse razionale tutto direbbe loro di smettere di assegnare i compiti (discriminazione, dannosità, disagio familiare, etc. più dati OCSE … + compiti – eccellenza scolastica).
Quindi non potete convincere gli/le insegnanti a smettere di dare i compiti su base razionale; non ci potete “ragionare”.
Sono loro che devono provare una scossa emozionale, un fulmine nel cielo sereno delle convinzioni pre-razionali.
I bambini e le bambine (ma direi tutto il genere umano) apprendono perchè e se l’insegnamento/l’apprendimento dà loro piacere, emozioni.
Il “sacrificio”, come necessità dell’apprendere, come sostenuto da molti, non è direttamente proporzionale a quanto si apprende; lo è inversamente.
Più si fanno sacrifici apprendendo, meno si impara.
Più piacere si prova, più ci ci emoziona, più si impara.
Per questo sono realmente convinto che bisogna guardare proprio a quello che piace ai bambini e alle bambine e a quello che non piace loro.
Lavorare su ciò che piace, trovare metodologie che piacciono ed evitare ciò che non piace.
E solo questo livello del “sentimento” – sentire che ai bambini e alle bambine “piace” e che stanno bene e che imparano di più senza compiti – che può far scattare la classica scintilla nell’insegnante.
Potrà sembrare retorico ma, leggetemi in maniera strettamente letterale, il bene dei bambini e delle bambine non si fa con la testa ma si fa con il cuore, leggendo i sentimenti, provando a farsene interpreti e non proiettando un pensiero, una nostra idea su di loro.

26 maggio 2016

Rimango parecchio sconcertato rispetto ad una scuola che è autocentrata sull’insegnante e non sui bambini e le bambine.
Eppure indicazioni nazionali e buon senso suggerirebbero che è dai bambini e dalle bambine che bisogna partire.
A volte si tira in ballo il famoso pezzo di Janusz Korczak.
https://paroleingioco.wordpress.com/2009/05/01/janusz-korczak/
E poi questo insegnamento rimane inapplicato.
Per renderlo vero si possono, da insegnanti, fare alcune semplici cose: partendo dai bambini e dalle bambine.
Ai bambini e alle bambine piace di più una lezione frontale o un lavoro di gruppo?
Non fate più lezioni frontali.
Ai bambini e alle bambine piace fare i compiti a casa o per le vacanze?
Non date i compiti.
Ai bambini e alle bambine vengono i sensi di colpa per un senso del dovere che è stato loro in qualche modo “insegnato”?
Non fate venir loro mai più sensi di colpa.
I bambini e le bambine non imparano ad imparare a casa?
Insegnategli ad imparare a scuola.
Se partite dai bambini e dalle bambine, loro impareranno e voi insegnerete.

9 marzo 2016

Un “piccolo” modo di pensare è affermare che i compiti sarebbero meglio di televisioni, smartphone, videogiochi e tablet.
Questo perchè mette al centro una visione e forse una preoccupazione “dalla parte degli adulti”.
Ben più importante è invece l’autodeterminazione del proprio tempo da parte di bambini, bambine, ragazze e ragazzi.
I compiti sono un’invasione del tempo dell’autodeterminazione.
E’ infinitamente meglio che un bambino, una bambina facciano qualcosa decidendolo loro in autonomia, che riempire il loro tempo con l’ennesima, prevaricante, insopportabile imposizione degli adulti, e, peggio ancora, della scuola, che già permea la maggior parte della loro esistenza.
Meglio sempre comunque SCEGLIERE di accendere un dispositivo, piuttosto che non avere mai il tempo della SCELTA.

11 febbraio 2016

Se anche i compiti fossero utili, ma non lo sono;
se anche i compiti fossero personalizzati, ma non lo sono mai;
se anche i compiti usufruissero del sostegno di famiglie tutte uguali come competenza, ma le famiglie tutte uguali come competenza non lo sono;
se anche i compiti fossero piacevoli e non stressanti, ma non lo sono
se anche i compiti fossero formativi, ma non lo sono…
gli insegnanti devono capire che, assegnandoli, ledono un diritto, un diritto di quei bambini e di quelle bambine ai quali ogni insegnante, sono certo, vuole bene: il diritto al gioco e al tempo dell’autonomia.
Togliete loro un tempo che è loro di diritto, un diritto a maggior ragione più importante dato che vengono richieste loro quaranta ore di scuola.
Quel tempo deve essere libero, deve essere lasciato prima di tutto ai bambini e alle bambine, e ovviamente anche alle loro famiglie.
Se date i compiti, togliete un diritto ai bambini e alle bambine e per quanto il vostro intento sia altro, alla base c’è questo diritto leso.
E’ semplice, è chiaro… il “merito” e il “metodo” dei compiti a questo punto passano e devono passare in secondo piano.
Non togliete diritti ai bambini e alle bambine: tutelateli.

17 febbraio 2016

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Un proverbio olandese, illustrato sul lato destro di uno straordinario dipinto di Jan Steen (La scuola del villaggio, Galleria Nazionale di Edimburgo – osservatelo bene perchè è veramente un capolavoro, nel nostro caso, a tema) recita, più o meno (prego fiamminghi in ascolto di correggermi):
“E’ inutile dare un paio di occhiali al gufo, se lui si rifiuta di vedere”. Il problema dello spazio o della possibilità di confronto è più o meno come cercare di dare questo paio di occhiali, perchè sulla questione compiti un insegnante non si convincerà mai nè con argomentazioni logiche, perchè queste ci sono e sono state illustrate abbondantemente, dimostrate, provate, nè con questioni di principio (i diritti dei bambini e delle bambine), anch’esse esplicitate.
All’insegnante serve un’illuminazione, un flash, un momento di pura serendipità, una folgorazione sulla via di Damasco.
Altrimenti il massimo ottenibile, da un confronto di parole, per quanto serrato e civile, sarebbe una “riduzione dei compiti” e non un “basta compiti”.
Ecco perchè, ancora una volta, qui non siamo su “Compiti sì/Compiti no”, persi in un dibattito stucchevole, troppo simile a logiche televisive di contrapposizioni sterili, ma su Basta Compiti!: ci uniamo al gruppo perchè CONDIVIDIAMO il manifesto (scusate il maiuscolo… non è urlare ma evidenziare) e vogliamo provare ad agire perchè i compiti vengano ABOLITI, non “ridotti” nè tantomeno “discussi”.

13 febbraio 2016

Le bambine e i bambini crescono con due straordinarie “ansie” positive: l’ansia di conoscenza e l’ansia di partecipazione.
I compiti raggiungono lo “straordinario” risultato di trasformare la prima in stress e la seconda in frustrazione.

8 febbraio 2016

Quando i bambini e le bambine sono messi in condizione di decidere da soli riguardo le proprie attività, talvolta non sanno cosa fare, si annoiano. Gli adulti spesso interpretano questo momento come negativo, perchè per loro questa noia è all’origine di comportamenti indesiderati.
Ma i bambini e le bambine ci spiegano che è proprio in questo momento che loro sviluppano varie e molteplici strategie.
Questo momento, direi straordinario, nel quale stanno per decidere cosa fare e non sanno ancora cosa faranno.
E’ proprio la noia il prezzo da pagare per una gestione autonoma del tempo, per diventare autonomi secondo quello che ai bambini e alle bambine viene spesso richiesto dagli adulti.
La parte meravigliosa della noia è l’opportunità che crea per scoprire quello che vogliamo fare, per scoprire dove i nostri piedi ci porteranno, per vedere semplicemente ciò che accadrà, per la ricerca, per sognare ad occhi aperti, per lasciare che la mente vaghi.
La noia permette di trovare tutte queste cose.
Avere diritto di annoiarsi è un altro di quei diritti che i compiti a casa sembrano portarsi via.

7 febbraio 2016

Vi sono tanti elementi insopportabili nelle giustificazioni di coloro che pensano che i compiti abbiano senso. Uno dei più odiosi è: “Almeno hanno qualcosa da fare e si staccano da televisione e tablet”.
E’ veramente insopportabile il baratto del libero arbitrio, dell’autonomia, dell’autoorganizzazione con (ancora) una richiesta di “riempimento del tempo” da parte della scuola: “riempire di scuola” anche il sacrosanto momento in cui la bambina e il bambino possono decidere quello che vogliono fare.
Inoltre, per inciso, c’è un’ambiguità di fondo nella (ampia o limitata) disponibilità invadente di tablet e televisione: questa disponibilità viene inevitabilmente consentita da qualcuno.
Tutto questo per dire che se non ci fossero i compiti, ci sarebbero tante maggiori e (forse) migliori alternative, la principale delle quali è Giocare.

La pulce nell’orecchio – un’azione soft prima delle vacanze

Gentilissima maestra …,
sono il babbo di … .
Le scrivo per metterla al corrente che da più di un anno mi sono impegnato in un gruppo di Facebook che riunisce più di cinquemila persone.
Il gruppo, Basta Compiti, è stato proposto e viene coordinato da Maurizio Parodi, un dirigente scolastico di Genova autore di libri e saggi sull’argomento “compiti a casa” e “compiti per le vacanze”, fra i quali “Basta Compiti: non è così che si impara” – Edizioni Sonda.
Condivido il suo pensiero e le sue argomentazioni.
Ho contribuito a stilare il manifesto allegato nei cui punti credo fermamente.
In questo anno il disagio, che i compiti a casa causano a tantissime famiglie, è stato condiviso sul gruppo ed è tangibile e non è solo uno sfogo ingiustificato o umorale.

Ritengo altresì imprescindibile la libertà di insegnamento che è, come noto, garantita dalla Costituzione Italiana e quindi questa mia lettera non intende pretendere chissà cosa o richiederle alcunché, ma semplicemente metterla al corrente della mia posizione.
Ritengo egualmente fondamentale garantire, secondo quanto affermato dall’articolo 31 della Convenzione sui diritti per l’infanzia e l’adolescenza, sottoscritta dall’Italia, il diritto dei bambini e delle bambine al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica, tutte attività che i bambini e le bambine possono sostanzialmente realizzare in tre momenti: nelle pause e ricreazioni a scuola, nei fine settimana e nei periodi di vacanza.

Come padre, è un mondo, quello della pedagogia e dell’apprendimento, che non mi è estraneo, ma non per questo sono un insegnante e non ho alcuna pretesa di dare suggerimenti di nessun tipo.

Ritengo però in particolare, con Parodi, i “compiti per le vacanze” una contraddizione in termini, un ossimoro, poichè le vacanze sono tali, o dovrebbero esserlo, proprio perchè liberano dagli “affanni feriali”. Nessuno di noi vorrebbe svolgere durante le ferie o nel proprio tempo libero compiti o incarichi affidati da altri.

Questa non è nemmeno una lettera “di giustificazione”. So che mia figlia, se deciderà di darle dei compiti per le vacanze si impegnerà a svolgerli, ma so anche che le vacanze sono un periodo nel quale mia figlia avrà la possibilità di incontrare cugini e amici che non vede da tempo, festeggiare compleanni, dedicarsi a dipingere, a fare visite, esperienze, incontri e non potrò biasimarla se deciderà di dare a tutte queste cose “da vacanza” il loro giusto valore e peso.

Nell’augurarle buone feste, mi auguro che queste mie righe e il documento allegato, con i suoi eventuali riferimenti, riescano comunque a mettere la classica “pulce nell’orecchio”, perchè, in ogni caso, ritengo molto più costruttivo e positivo condividere posizioni anche apparentemente inconciliabili piuttosto che non condividerle affatto.

Un saluto

28 maggio 2015

Avendo in mano il libro dei compiti per le vacanze, che NON HO ACQUISTATO ma del quale ho fatto come rappresentante il servizio di acquisto per gli altri genitori che hanno deciso di adottarlo, procedo ad una simpatica disamina delle contraddizioni:

1) Il titolo è Via col vento, un titolo evocativo che ricorda il movimento e la libertà, due concetti non praticabili se devi contemporaneamente leggere e scrivere. Almeno il libro che citava Maurizio in un suo intervento, Il guastafeste, aveva dalla sua la coerenza del “nomen omen”
2) Il sottotitolo è “attività per le vacanze a lettura facilitata”, un eufemismo disonesto, quantomeno
3) L’illustrazione rappresenta un ragazzo e una ragazza che vanno spensierati felici e sorridenti con la bicicletta lungo un sentiero che costeggia il mare. Questo è un filino sadico: guarda in copertina quello che potresti fare… e invece devi aprire il libro
4) La più grossa contraddizione è che questo libro come purtroppo penso tutti gli altri di questo tipo ha un’introduzione rivolta ai genitori: l’effetto tranquillizzante per babbi e mamme: “Vi spieghiamo perchè questo libro è buono e giusto”. Quantomeno dovrebbe parlare ai bambini e alle bambine… ma si sa… loro “sono solo bambini”
5) Dall’introduzione: “sono presenti giochi linguistici e matematici stimolanti, ma (avversativo… nota mia) (non vi preoccupate… sottinteso mio) anche pagine di storia, geografia, scienze ed ecologia (altra rassicurazione… l’ecologia… nota mia). Ah… c’è anche una parte riservata alle Schede Invalsi
6) L’interno è tutto un tentativo di alternare senza riuscirci esercizi camuffati da giochi e giochi camuffati da esercizi.
Fatemi dire una cosa da esperto di giochi quale sono: non c’è niente di peggio di quest’ultima cosa.
Se un gioco non lo scegli, non lo pensi, non lo fai liberamente tu non stai giocando.
La “ludificazione” della didattica magari aiuta, può rendere l’apprendimento a scuola più divertente, ma non sarà mai un Gioco.

19 maggio 2015

Il calibro per i compiti è uno strumento impossibile da progettare, impensabile da costruire, inconcepibile da usare

La giusta misura

La giusta misura
è sempre stata una fregatura.
Per mamma la giusta misura
era correre poco, non sudare mai.
Per babbo la giusta misura
era correre tanto, sudare di più.
Per il presidente la giusta misura
era pagare fin quando si può.
Per il papa la giusta misura
era pregare fin quando si può.
Per la maestra la giusta misura
era studiare fino a quaggiù.
Per il professore la giusta misura
era studiare fino a lassù.
Per me la giusta misura
è la misura giusta per me.
Quindi la giusta misura
è sempre giusta solo per me
e non sarà mai
la giusta misura,
per quanto giusta,
di un altro da me.

29 aprile 2015

Il gruppo BASTA COMPITI ! è come una classe rumorosa, ascoltata da un’insegnante/un insegnante di passaggio nel corridoio. L’insegnante pensa: “… ma senti che casino stanno facendo là dentro!…”. Sta per continuare la sua camminata ma poi un qualcosa di meno “rumoroso” attira l’attenzione del suo orecchio; torna indietro, mette l’occhio al buco della serratura e vede che in quella classe non si sta facendo “rumore”… si sta imparando.

Allora si ricompone, si dà un tono e bussa.
“Avanti!”, risponde una bambina, “… posto… ce n’è… per tutti gli insegnanti del mondo…”

10 aprile 2015

Il compito a casa è un alieno che nasconde la sua anima cattiva dentro qualcosa che sembra buono. Come ne “L’invasione degli ultracorpi” (1956) si cela in una persona vicina e non la riconosci; come in “La cosa” (1982) può in ogni momento mutare forma, assumere le sembianze di un cane da slitta e apparire come una presenza rassicurante e positiva; come nella serie “Visitors” (1983) può nascondere una pelle di serpente, sotto quella normale; come in “Species” (1995) può sembrare una bambina gioiosa, ma non lo è. Poi, a volte, si incarna in qualcosa di familiare tipo un libro, un quaderno, un diario e prende un “nome” temuto: dovere, obbligo, cosa importante.

In realtà una volta si è tradito; è uscito allo scoperto e, come quando diciamo “nomen omen”, tutti lo hanno visto per quello che è … un GUASTAFESTE… (come il titolo di un libro di compiti per le vacanze di qualche anno fa).
E nonostante questa epifania, nessuno se n’è accorto, nessuno l’ha sconfitto… come un Decepticon, un transformer cattivo, è tornato ad essere un’automobile e a starci accanto nel fine settimana e in vacanza, quasi fosse un tranquillizzante compagno di strada…
Possiamo ancora contare su eroi giocosi in grado di dargli una “lezione”?

23 marzo 2015

L’autonomia dell’insegnamento è cosa riconosciuta agli/alle insegnanti.
L’autonomia nell’apprendimento non è cosa riconosciuta ai bambini e alle bambine.
Per questo, in questo gruppo, i più forti sono gli insegnanti:
loro possono da un giorno ad un altro decidere, autorizzati, di non assegnare mai più i compiti a casa, mentre i bambini e le bambine, per tanti argomenti che abbiamo condiviso, non possono da un giorno ad un altro, decidere, non essendo autorizzati, di non svolgere più i compiti a casa.
In questo senso un invito agli/alle insegnanti: voi che potete, potete NON dare i compiti a casa… per ognuno/a di voi che lo farà, 20-30 bambini e bambine in più potranno essere autonomi nell’apprendimento.

20 febbraio 2015

Ogni tanto forse è bene ricordare perchè siamo qui.
Basta Compiti! è un principio, non è un’idea soggetta a compromessi.
E’ un’illuminazione che, supportata dai fatti, dovrebbe di per sè convincere le persone a portare avanti questa istanza.
A volte vi sono dei thread che sono semplici “stanze di sfogo”, i cui post sono un elenco infinito di “io credo che” , “nella mia esperienza”, “i poveri bambini”, “piuttosto che la tv”.
A volte questi thread/post non sono pertinenti, non seguono le regole del gruppo che sono condivise e che si accettano entrando nel gruppo.
Ho letto che si accusa Maurizio Parodi di aver creato questo gruppo per farsi pubblicità o che lui sia “dio in terra” che è venuto a portarci il suo verbo.
Sono sciocchezze.
Basta Compiti! è un’idea cristallina, che non accetta negoziazioni, sfumature, ammorbidimenti.
E’ un gruppo che vuole FARE affinchè Basta Compiti! diventi realtà.
Chi è insegnante e aderisce ha un’enorme possibilità (avrei detto potere… ma mi sono trattenuto): non dare i compiti.
Se lo farà per tutta la sua carriera scolastica, tenendo duro pur in mezzo a genitori increduli, colleghi giudicanti, dirigenti attoniti, avrà contribuito alla “causa” in maniera straordinaria, sapendo per certo che il suo non dare i compiti non ha creato “somari” o “inadatti alla vita”. Le statistiche sull’(in) successo degli studenti italiani sommersi dai compiti in ogni scuola di ordine e grado sono lì a testimoniarlo, se ce ne fosse bisogno.
Lo stesso insegnante trova qui soprattutto dai colleghi proposte feconde per poter portare avanti questo modo di procedere, sapendo che può farlo, per l’autonomia che ha, per il fatto che “dovrebbe” seguire le indicazioni nazionali.
I genitori possono FARE altro.
Possono insinuare, purchè credano fortemente nel nostro manifesto, il dubbio che i compiti siano inutili, dannosi, discriminanti… .
Possono cercare di parlare con le insegnanti dei propri figli, magari ricevendo sportellate in faccia, ma intanto portando alla loro attenzione un problema che sentono.
Possono organizzarsi con altri gruppi di genitori, per non sentirsi soli in questo percorso.
Bisogna farsene una ragione: Basta Compiti! è e deve essere un assunto, un principio, un “dogma”, per quelli che hanno deciso di aderire al gruppo, perchè non essere completamente d’accordo con il manifesto, significa essere in contraddizione con sè stessi: mi iscrivo ad un gruppo ma non sono d’accordo con il gruppo.
E per tornare ai posti pertinenti/impertinenti: se uno scrive “Secondo me pochi compiti, adeguati sono la misura giusta” sta scrivendo un post “impertinente”, passibile di essere cancellato, anche subito.

27 dicembre 2014

Più vengono postati distinguo, più ritengo che sia importante mantenere il punto sul manifesto e sulla sua radicalità.
Se un bambino o una bambina a scuola fanno 27 ore invece di 40 a parer mio non cambia niente, in particolare per tre aspetti:
– l’aspetto discriminatorio dei compiti: chi non ha una famiglia che lo segue è comunque discriminato
– l’aspetto dell’essere impropri: deprofessionalizzano comunque l’insegnante che dando i compiti demanda alla famiglia il proprio ruolo
– l’aspetto della prevaricazione: rimane il diritto al riposo e allo svago. Un bambino e una bambina che hanno più tempo da utilizzare dopo la scuola hanno comunque il diritto ad usarlo e ad impiegarlo in attività NON scolastiche e a scegliere assieme alla famiglia come utilizzarlo, e non ad essere “penalizzati” per il fatto di averne di più

18 dicembre 2014

Ecco cosa fare durante lo sciopero dei compiti per le vacanze:
24 dicembre: Gioco collaborativo http://tantigiochi.blogspot.it/2012/12/blog-post.html
25-26 dicembre direi che si può anche non fare niente in particolare
27 dicembre Movimento e coordinazione http://tantigiochi.blogspot.it/2008/11/pedalo-wawago.html
28 dicembre Gioco di costruzioni in coppia http://tantigiochi.blogspot.it/2013/10/la-boca.html
29 dicembre Nascondino non tradizionale http://tantigiochi.blogspot.it/…/…/un-veloce-nascondino.html
30 dicembre Gioco di Lancio http://tantigiochi.blogspot.it/…/cornhole-in-lussemburgo.ht…
31 dicembre – 1 gennaio anche niente
2 gennaio Giocoleria http://tantigiochi.blogspot.it/…/i-fazzoletti-sono-il-primo…
3 gennaio Gioco di abilità http://tantigiochi.blogspot.it/2008/08/girat.html
4 gennaio Gioco magnetico e di memoria visiva http://tantigiochi.blogspot.it/…/das-magische-labyrinth.html
5 gennaio Torri creative Kapla http://tantigiochi.blogspot.it/2008/12/kapla.html
6 gennaio – Dolci
Buone vacanze a tutti i bambini e a tutte le bambine (e ai loro genitori!)

15 dicembre 2014

Questa “battaglia” è giusta perchè attacca a fondo cose che vengono considerate “pilastri”.
La corresponsabilità educativa: cosa significa?
Di sicuro non è corresponsabilità nell’insegnamento scolastico perchè io genitore non sono tenuto a, non devo e non posso insegnare. Non sono tenuto ad avere e non ho la professionalità di un insegnante, e gli insegnanti non devono pretenderla da me.
I genitori e gli insegnanti hanno ognuno un ruolo diverso ma come io non voglio che l’insegnante si sostituisca o faccia le veci del genitore così l’insegnante non ha il diritto di pretendere che io, genitore, faccia le sue veci.
Ergo… Basta compiti!
Voi insegnate ai bambini e alle bambine ad imparare (alcune cose) e fatelo a scuola.
Noi insegnamo ai bambini e alle bambine ad imparare (altre cose) e vogliamo il tempo per farlo a casa.
La sovrapposizione sfianca i bambini e le bambine e alla fine rischiano di imparare male, di qua e di là.

I bambini e le bambine sono degli eroi

I bambini e le bambine sono degli eroi, nel fine settimana.
Riescono a raccontarti quello che hanno fatto, nonostante i compiti a casa.
Riescono a dirti che hanno passeggiato la domenica mattina su un prato e trovato una foglia strana, nonostante i compiti a casa.
Riescono a dire alla maestra che la mamma ha fatto loro vedere come riparare una mensola, nonostante i compiti a casa.
Riescono a ripetere “a memoria” la ricetta di un risotto speciale, preparato dal babbo, nonostante i compiti a casa.
Riescono a portare in classe alcuni origami e giochi di carta che hanno fatto il sabato sera, nonostante i compiti a casa.
Riescono a riconoscere che Ponyo è un film di Miyazaki e a capire cos’è uno tsunami, nonostante i compiti a casa.
Riescono ad imparare come funziona la gravità giocando a SuperMarioGalaxy2, nonostante i compiti a casa.
Riescono a fare strategie giocando a Quarto, nonostante i compiti a casa.
Riescono ad imparare la manualità fine costruendo un salvadanaio con una bottiglia di plastica, nonostante i compiti a casa.
Riescono ad imparare che un diavolo della Tasmania è un animale in “pericolo d’estinzione” e che si muove soprattutto di notte, nonostante i compiti a casa.
Riescono a comprendere cos’è una Stazione Spaziale Internazionale, nonostante i compiti a casa.
Riescono a ricordarsi una cosa importante che ha detto loro la nonna, nonostante i compiti a casa.
Riescono a ridere e a scherzare subito dopo, nonostante tutti, indistintamente, piangano di fronte ai compiti a casa.
Riescono, incredibile a dirsi, ad apprendere in mille modi diversi, nonostante i compiti a casa.
Sono degli eroi.
Che non diventino martiri.

12 ottobre 2014

Il fatto che si scriva che i compiti dati a casa servono per “consolidare quanto appreso a scuola” indica il fatto che non ci si è a sufficienza confrontati con quanto Maurizio ha scritto.
Io ho capito questo e ne sono convinto.
I compiti a casa non servono perchè:
– stare otto ore a scuola deve essere percepito da tutti come il massimo possibile, così come da tutti è percepito che anche 8 ore al lavoro sono il massimo possibile
– intaccare il fine settimana con i compiti è come “portarsi il lavoro a casa” di un lavoratore/ di una lavoratice, cosa non auspicabile a nessuno e soprattutto ingiusta
– vista la limitatezza complessiva delle ore che un padre / una madre riescono a passare con i loro figli, togliere ore al loro stare insieme nel fine settimana e / o nelle vacanze è un delitto