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Francesco Piro

Abbiamo, noi insegnanti, un obbligo di insegnare per competenze, non per nozioni.
Obbligo di legge (nero su bianco ma…), obbligo morale, tutta l’Europa ha abbandonato la didattica tradizionale.
Le competenze, quali sono? Risolvere problemi, reali, individuare tra tante risposte le migliori, giungere alla maturità di comprendere che non ve ne è mai una sola e, poi, che anche le domande possono essere più di una. Gestire l’incertezza, gestire l’errore, gestire il caos di un mondo sempre più complesso che cambia con crudele velocità, gestire situazioni nuove, collaborare con gli altri.
E la scuola italiana insiste sui compiti a casa, da questi e solo da questi si valuta, “4, non si impegna” (non fa i compiti), “8, è un ragazzo serio e diligente” (fa i compiti).
Studiare da pagina sessanta a pagina settanta, incanalare la mente viva di un ragazzo in canali prestabiliti, su testi fatti da una sola domanda, già data, e una sola risposta, già data, pappa pronta, solo da imparare, buona per ammaestrare scimmiette, per ragazzi che saranno buttati in un mondo dove nessuno gli dirà cosa fare, dove non ci saranno manuali di istruzione, dove le situazioni cambieranno anno per anno, in modo imprevedibile, inimmaginabile e, ripeto, crudele.

Francesco Piro