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Giovanni Panunzio

Non potevo non far parte di questo gruppo.
Vi “confesso” una cosa che non ho mai detto, ma è giunto il momento di farlo: insegno da 32 anni alle superiori, non ho mai assegnato un compito a casa, neppure per le vacanze (ovviamente). E quando i miei ex studenti m’incontrano, ricordano bene gli argomenti che abbiamo trattato. Anzi, sono loro i primi a farli riaffiorare.

Qualcuno dirà: “Per un insegnante di Religione è semplice non assegnare compiti a casa”. Non credo che sia proprio così: tantissimi miei colleghi di dipartimento li assegnano. In ogni caso penso di aver battuto un record! E anche se non l’avessi battuto, mi sono comunque battuto per una scuola a misura di ragazzo, di cui la non-assegnazione di compiti a casa è pilastro fondamentale.

Promemoria
I docenti che assegnano compiti a casa per andare avanti con il programma, sappiano che:
1) Non è una pratica deontologicamente onesta.
2) I programmi non esistono più.
3) La libertà d’insegnamento finisce a scuola; non può invadere il tempo demandato alle famiglie.
In sostanza molti docenti, quando hanno l’opportunità di mettere in pratica la tanto decantata libertà d’insegnamento, non svolgono il programma che ritengono di dover esporre, ma quello “imposto” dalle case editrici. Mentre invece, in nome della stessa libertà d’insegnamento, sono puntualmente pronti ad invadere la libertà delle famiglie con i compiti a casa.

Giovanni Panunzio