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Luca Guzzetti

Io insegno Sociologia all’università e naturalmente le differenze rispetto alla scuola dell’obbligo sono molte: età degli allievi, obbligatorietà, finalità dell’insegnamento, ecc. All’università i “compiti a casa” sono necessari, anzi penso che gli studenti nel corso degli studi universitari debbano prendere confidenza con l’universo tipografico, abituarsi a leggere e studiare libri e saggi, cosa che purtroppo non sempre avviene.

Tuttavia tra insegnamento universitario e scolastico esiste anche qualche analogia: per esempio, anche all’università spesso “s’insegna, e a casa s’impara”: molti docenti universitari durante la lezione leggono ad alta voce le dispense o mostrano slide su cui è inutilmente trascritto lo stesso testo che stanno leggendo, invece che impegnarsi a tenere viva l’attenzione degli studenti con una lezione la più interessante possibile ed esposta a braccio.

Per quanto riguarda le scuole, l’esperienza di mio figlio che l’anno scorso ha terminato le Medie, è stata quella di inutili compiti a casa quasi quotidiani a partire dalla terza elementare – e mi è stato detto che nella stessa scuola la situazione negli anni successivi è ulteriormente peggiorata, con compiti a casa ogni giorno a partire dalla prima elementare – e di un nozionismo idiota: migliaia di informazioni che venivano apprese a memoria per essere poi scordate il giorno dopo, perché non inserite in un quadro intellettuale adeguato ai bambini.

Questo nozionismo è però funzionale alla richiesta di compiti a casa quotidiani, perché solo così quelle inutili informazioni, che i bambini non possono assimilare, possono essere temporaneamente memorizzate. Io credo invece che al termine delle ore scolastiche, i bambini debbano pensare solo a giocare, a interagire con coetanei e adulti, a scoprire il mondo e a inventarselo

I compiti a casa sono un’inutile tortura che fa odiare la scuola: Basta compiti!

Luca Guzzetti
Università di Genova

Luca Guzzetti