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Patrizia Pinna

Salve, sono una maestra della scuola Elementare. Da quando ho conosciuto e letto i libri di Maurizio Parodi, cioè da 5 anni, io non do compiti a casa. Si lavora completamente a scuola. Non solo ho avuto l’approvazione dei miei alunni e dei loro genitori, ma questo sistema ha creato l’effetto contrario, cioè alcuni alunni/e, a volte, mi raccontano i loro genitori, decidono in totale autonomia di fare dei compiti, cioè fanno delle operazioni, oppure leggono un argomento delle discipline che io insegno.Fino ad ora. questo sistema ha portato benefici nelle mie classi. Ho bambini e genitori sereni senza l’ansia da compiti. Come dice il Professor Parodi, questo sistema elimina le discriminazioni. Il bambino/a socio-culturalmente svantaggiato, l’indomani è come i suoi compagni: cioè senza compiti, non deve rendere conto delle sue difficoltà familiari.Voglio, aggiungere che i miei ex alunni, ora in terza media, non sono stati traumatizzati da tutto ciò. Sono tutt’ora eccellenti. Una di essi è una particolare eccellenza del nostro IC, eppure non faceva compiti e non studiava a casa. Le mie colleghe dicono che sono solamente fortunata.

4 Novembre 2017

Oggi voglio esprimermi, non solamente sui compiti a casa, ma anche sullo studio delle discipline a casa. Vi è mai successo come alunni, genitori, docenti sentire gli insegnanti, durante i colloqui con la famiglia o , per i docenti, durante le riunioni d’interclasse, dire:

– L’alunno o suo figlio, non ha metodo di studio, non conosce il linguaggio delle scienze, della geografia, della matematica, della storia ecc…

– Domanda: ma chi dovrebbe insegnare un metodo di studio, chi dovrebbe insegnare il linguaggio delle varie discipline? L’insegnante che insegna quella disciplina o il genitore a casa ? La risposta è semplice, per contratto, l’insegnante. Spesso, aggiungo troppo spesso, l’alunno rientra a casa e non sa come studiare ciò che l’insegnante gli ha assegnato. Solitamente la lezione, avviene, così: si legge in classe poi a casa devi leggere ancora, fino allo sfinimento e andare a ripeterlo a mamma o a babbo, o chi in quel momento è disposto ad ascoltare il povero bambino/a o ragazzo/a. Ma non basta, perché se poi, durante l’interrogazione, lo ripeti troppo bene, allora significa che hai studiato a memoria, non va bene lo devi ripetere a parole tue, dice l’insegnante. Ma se queste parole nessuno gliele ha mai insegnate? Che si fa? Penso che si arrivi quasi alla follia, perché troppo spesso sento genitori che mi raccontano che gli stessi docenti dei loro figli , si lamentano che questi bambini o ragazzi non hanno metodo di studio. Una ragazza di mia conoscenza, ha addirittura mandato il figlio a ripetizione per imparare un metodo di studio, sotto suggerimento della docente. Ma io dico, un po’ di dignità, se tu docente suggerisci una cosa simile, stai dicendo che non sei in grado d’insegnare un bel nulla.

– Un suggerimento: se l’insegnante di vostro/a figlio/a, vi dicesse ciò, ai colloqui di dicembre, rispondete:” scusi mi può indicare dove posso acquistare un metodo di studio e il linguaggio delle varie discipline?” Se il docente vi dovesse dire: “ ma, il metodo e il linguaggio adeguato ad ogni disciplina, o si ha o non si ha” , può succedere, è strano ma io l’ho sentito dire per la mia prima figlia ( questi sono i docenti tipo Lombroso) cambiate scuola o, se non potete cambiare scuola, fate l’homeschooling per rispetto di vostro figlio/a.

– Nelle mie due classi 4° e 3°, utilizzo i contenuti delle discipline che insegno, per far apprendere ai miei alunni/e un metodo di studio e il linguaggio di quella determinata disciplina. E’ molto importante, utilizzare il linguaggio specifico delle discipline, fin dalla prima classe, basta spiegare ai bambini cosa significa e coinvolgerli praticamente con delle attività fatte in aula o anche in giardino, o in tutti i luoghi disponibili, tutto ciò che si vuole spiegare. In seguito si può riportare sul quaderno che, è già una parte astratta. Infine si dà ai bimbi un tempo per rileggere ciò che si è elaborato per iscritto , scaturito dalle attività pratiche. I miei alunni si mostrano più sicuri, perché sono coinvolti personalmente e così hanno risposte immediate. Le verifiche non sono un momento di timore tutt’altro, tutti vogliono ripetere ciò che hanno appreso e utilizzano il linguaggio adeguato, questa cosa li diverte tantissimo.

– Perciò, secondo me è una questione matematica, cioè il tempo che io utilizzo a scuola con i miei alunni, per quale motivo questo tempo si dovrebbe utilizzare a casa? Io ci impiego al massimo due ore. Che differenza fa, se l’alunno/a apprende dalle 8,30 alle 13,30, invece di farlo dalle 17,00 alle 23,00 a casa? E’ una semplicissima questione di tempo e spazio. Io e le mie classi lavoriamo nel tempo e nello spazio che il mio Dirigente Scolastico mi ha assegnato per contratto. Il mio Dirigente Scolastico ha detto a me docente che, devo insegnare un metodo e un linguaggio delle varie discipline, non l’ha detto ai genitori dei miei alunni che, tra l’altro tutti e dico tutti fanno e sanno fare benissimo i genitori.

– Perché i docenti non possono farlo, invece di delegare i genitori a insegnare i figli a studiare? Così facendo, i docenti, si screditano, perché delegano i genitori a fare ciò che si può fare semplicemente e serenamente con il gruppo classe, sotto l’occhio esperto di uno specialista che appunto è l’insegnante.

Patrizia Pinna