I compiti a casa? Non servono

Pubblicato da Giovanni Lumini il

I compiti a casa? Non servono.
Con il nuovo anno scolastico saranno oltre 160 le scuole a sperimentare il progetto del Ministero dell’Istruzione che prevede l’abolizione dei compiti.
Ne abbiamo parlato con uno dei primi sostenitori.
Dall’inizio di questo anno scolastico alle porte, saranno 166 le classi elementari e medie in cui agli alunni non verranno assegnati compiti. In cinque province italiane (Biella, Verbania, Milano, Torino e Trapani) la proposta del Ministero dell’Istruzione diventerà realtà. Tra i primi a caldeggiare l’abolizione dei compiti a casa fu Maurizio Parodi, dirigente scolastico di Genova e autore di vari saggi tra cui «Basta compiti!» (Sonda, 2012) .

Lanciando una petizione su change.org, dopo avere pubblicato diversi articoli sul tema, Parodi portò al centro del dibattito l’abolizione dei compiti nella scuola dell’obbligo, spiegando in dieci punti l’utilità del provvedimento.

A fare resistenza spesso sono proprio i genitori, «che considerano la quantità di compiti un indicatore di serietà dell’insegnante – ci spiega Parodi – e non si rendono conto che i compiti sono un problema pedagogico e anche sociale molto grave. Basti pensare alle discussioni che nascono in famiglia per il mancato studio pomeridiano dei propri figli».

Quindi i compiti non servono?


«Non è mai strato dimostrato che siano utili o necessari, anzi ci sono studi riconosciuti, soprattutto americani, che dimostrano che creano danni. C’è un accanimento morboso che rasenta la crudeltà mentale in Italia. Consideriamo che nelle scuole a tempo pieno si danno i compiti tutti i giorni, nel weekend e per le vacanze».

È controproducente?


«Causa una repulsione per lo studio, l’odio per la scuola, il disgusto per il libro e la lettura. Tante madri, sul nostro gruppo Fb Basta Compiti mi scrivono “mio figlio non legge più perché ha troppi compiti da fare”. L’ Italia eccelle quanto a carico di lavoro domestico, i nostri studenti fanno il triplo, il quadruplo dei compiti dei loro coetanei europei e purtroppo abbiamo dei tassi di analfabetismo funzionale che sono imbarazzanti. La scuola italiana eccelle per l’incapacità di affrontare le disuguaglianze di partenza, la scuola serve soprattutto a chi non ne ha bisogno».

In che senso?


«I compiti a casa aggravano la condizione di chi parte già svantaggiato perché chi ha genitori culturalmente ma anche affettivamente o economicamente attrezzati può affrontare il disagio con minor danno rispetto a chi proviene da ambienti deprivati».

Lei ha scritto proprio oggi una lettera al Ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli.

«Per sottolineare che in Italia operano più di 500 docenti di ogni ordine e grado, ignorati dal Ministero (“segnalati” in più occasioni), che questa “sperimentazione” attuano da anni e senza avere necessità di estendere l’orario scolastico, e senza avere chiesto o ricevuto supporti e riconoscimenti. Sono gli insegnanti iscritti al gruppo Facebook: “Docenti e Dirigenti a Compiti Zero”, l’impegno dei quali dimostra che una scuola senza compiti è possibile in qualsiasi situazione e senza bisogno di aumentare il tempo scuola».

Che risultati hanno ottenuto questi docenti?


«Continuano ad averne di eccellenti. Io sto svolgendo un dottorato di ricerca sul tema e dalle interviste che ho raccolto emerge un dato da segnalare: tutti gli alunni a cui non vengono assegnati compiti pomeridiani svolgono approfondimenti a casa, per proprio conto e interesse, che poi condividono con la classe. Arricchiscono così il loro percorso scolastico e quello dei loro compagni».Vanityfair.it[vc_column width=”1/3


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