Non è così che si impara

Pubblicato da Redazione Basta Compiti il

Oggi sono costretto a letto. Ogni tanto, capita.

La mia camera dà sulla strada pubblica. Ogni mattina, quando c’è scuola, passano gruppi di scolari, i quali discutono, a voce abbastanza alta, dei loro problemi. Stamani, ho avuto modo di sentire: imprecavano contro i troppi compiti a casa.

Io ho sempre avuto le mie idee in proposito. Pensando che la didattica fosse cambiata, mi sono rivolto a quello che, oggi, è l’informazione più aggiornata.

Leggo da Internet, e incollo: «L’educazione è l’attività, influenzata nei diversi periodi storici dalle varie culture, volta allo sviluppo e alla formazione di conoscenze e facoltà mentali, sociali e comportamentali in un individuo.

Etimologicamente il termine deriva dal verbolatinoeducĕre (cioè “trarre fuori”, “tirar fuori” o “tirar fuori ciò che sta dentro”), derivante dall’unione di ē- (“da, fuori da”) e dūcĕre (“condurre”)».

Ricordo che, invece, in un certo periodo della mia vita di studente, lessi che, secondo una teoria educativa sviluppatasi in epoca passata, molto remota, alla nascita, io sarei stato un sacco vuoto, parecchio capiente pure, e che questo sacco doveva essere riempito di tutto il possibile scibile umano.

Conseguenza di questa teoria era che l’educatore, cioè il maestro, doveva riempire il sacco vuoto che ero io.

Al contrario.

Non voglio fare sfoggio dei miei saperi, derivanti dalla lettura (attenzione: spontanea; nessuno me l’ha imposta) dell’Émile di Rousseau. Mi basta solo ricordare un film, che ho visto alla TV parecchi anni or sono. Ricordo che cominciai a vederlo che era già cominciato: due bambini, una femminuccia e un maschietto, dell’apparente età di quattro o cinque anni, si trovavano soli, non so se abbandonati, su un’isola, vicino al mare, con alle spalle una ricca vegetazione.

Breve. Si diedero da fare, da soli, crebbero, forti, seppero difendersi da certi animali più forti di loro, ne tenevano altri, utili alla loro vita, … procrearono. Tutto da soli.

Non ricordo altro. Forse perché non avevo bisogno d’altro. Quei piccoli esseri umani non erano un sacco vuoto da riempire. Non avevano avuto bisogno di nessuno, nemmeno dell’ostetrico. Tanto meno di un maestro: incidevano sulla corteccia degli alberi e sulla pietra segni per contare, per ricordare.

Avevano, così, imparato pure la geografia astronomica e la matematica. Senza maestro.

Immaginiamo se avessero avuto una guida, un educatore, che li avesse aiutati a educere, dal sacco, tutto quello che già stava dentro. Che già stava dentro. Che già sta dentro a ogni essere umano, fin dalla sua nascita; direi, fin dal suo concepimento.

E quei bambini, tutta la giornata, oltre a provvedere per mangiare e bere, giocavano, giocavano, giocavano. Dalla mattina alla sera. Non facevano compiti a casa.

Che fanno i bimbi oggi?

Zaini pieni di quaderni, sui quali tanti compiti da fare a casa. Questi bambini devono rinunciare a quella che è l’attività, la più importante, per la loro età: l’attività fisica. Qualcuno riesce a rubarsela, con veri sacrifici: un po’di calcetto, un po’ di bici, un po’ di danza; una, max due volte per settimana. Sì, perché, di corsa, a fare i compiti a casa.

E il venerdì, incuranti del fatto che il sabato e la domenica ci sono catechismo e messa e altre funzioni religiose, più compiti del solito, perché ci sono due altri giorni per lavorare.

E, se per caso, ci dovesse, qualche giorno, scappare un compleanno, apriti cielo; l’indomani mattina lacrime e mal di pancia e mal di testa. Perché? Perché non si è riusciti a fare tutti i compiti.

Non parliamo poi di quando ci sono le vacanze; natalizie, di carnevale, pasquali, estive: fuoco a volontà!

Per certuni, le ferie sono solo quelle dell’articolo 36 della Costituzione, quelle di cui devono loro, e solo loro, godere.

Non voglio insegnare a nessuno il mestiere, pardon, la professione “docente”; non lo voglio, né tanto meno me ne sento in grado. Oltre tutto, sono fuori dalla scuola ormai da parecchi anni, ma dal di fuori sento di avere il diritto di esprimere, liberamente, le mie idee in proposito.

Idee, in ogni caso, ben supportate da un Dirigente Scolastico genovese: il dott. Maurizio Parodi, autore di articoli e saggi (tra cui un e.book dal titolo “I compiti fanno male”) che di sé scrive: “si occupa di formazione, ricerca, progettazione in ambito socio-pedagogico, non ancora rassegnato all’impermeabilità degli apparati educativi”.

Leggiamolo, questo suo libro; potrebbe risultare utile! In vero, io l’ho già letto: ha confermato, in me, idee che già avevo. E che avevo, per lungo tempo, utilizzate. Con tanto successo.

Salvatore Sorrentino (già docente di lingua Francese presso Istituti superiori)ilportico.it[vc_column width=”1/3


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