Perché ho smesso di assegnare compiti

Pubblicato da Redazione Basta Compiti il

Sono un maestro elementare da dieci anni, ho provenienza e formazione come educatore scout. Prima di scegliere di accettare il posto a scuola ho fatto il grafico pubblicitario e avevo una linea di abbigliamento equo e solidale per il tempo libero. Ho sempre insegnato in modo pratico attivo: si impara facendo più che studiando, tutto con il gioco e niente per gioco. Pur partendo da una base di metodo attivo, al mio esordio ho assegnato compiti tradizionali e perfino di punizione.

Facendo esperienza ma soprattutto iniziando a lavorare con la mia attuale collega di tempo pieno, il mio (nostro) metodo di insegnamento è diventato sempre più empatico, collaborativo e libertario. Le materie sono annegate nella conoscenza, negli argomenti e si passa con libertà e armonia dall’una all’altra materia senza problemi, anzi affrontiamo un argomento globalmente, poi riassumiamo quali materie abbiamo affrontato.

Lina, la mia collega, e io amiamo il nostro lavoro e vogliamo bene ai nostri “Bimbisvegli”, loro sentono l’affetto, lo ricambiano e di riflesso amano quello che imparano. E imparano più volentieri.

Dopo aver letto gli spunti di Maurizio Parodi (dirigente scolastico, tra i promotori della campagna Basta compiti!), ho trovato naturale evolvere ulteriormente il mio approccio riducendo a zero i compiti e le lezioni a casa.

La prima riflessione proviene dall’ascolto e dall’osservazione dei bambini e delle bambine: quelli più svegli, dopo che abbiamo spiegato, non hanno bisogno di studiare a casa… ed effettivamente nelle verifiche i risultati sono positivi.

Seconda osservazione: dopo che li hai “infervorati” su un argomento, loro si applicano ad approfondire volontariamente a casa (non è vietato, anzi) e così piovono ricerche spontanee su divinità egizie, testi teatrali e racconti, esperimenti…

I bambini un po’ più svantaggiati o meno dotati? Dar compiti a chi non sa fare a scuola, o ha genitori che non sono in grado di seguirli è mortificazione, è aumentare la differenza sociale. Se un bambino o una bambina, per ragioni diverse, non riesce ancora a fare alcuni esercizi in classe, se non ha ancora un metodo, se non capisce con il sostegno di un professionista dell’insegnamento (noi) al fianco, perché dovrebbe riuscire a farlo con un papà o una mamma poco scolarizzati, o stranieri, o semplicemente con le proprie poche risorse intellettive? Siamo pagati per insegnare, non solo per verificare.

C’è un un’ultima riflessione di carattere più sociopolitico che mi motiva a ritenere valida questa pratica del Basta compiti!: ed è “sindacale”. Il lavoro dei bambini è imparare? D’accordo. Il nostro invece è insegnare? Certo. E il luogo di lavoro è la scuola…. Allora perché finito l’orario di lavoro (penso anche e soprattutto ai periodi di vacanze) loro che sono bambini devono essere perseguitati a esercitarsi fuori dall’orario di lavoro e noi adulti possiamo goderci il meritato riposo? Non stiamo contribuendo così a farne degli “schiavi” disposti o rassegnati a subire richieste di lavoro straordinario al di fuori dell’orario concordato e retribuito? Futuri lavoratori che mugugnano e trangugiano tutto quello che dall’alto gli arriva, sapendo che non è utile né giusto proprio come capita spesso a noi insegnanti? Forse questo metodo “Basta Compiti” insegna pure a noi a tenere alta la testa…

Forse dovremmo imparare a far così anche noi: fare quello per cui si è pagati e scegliere cosa offrire come lavoro volontario, ma quello che non è pagato e non è considerato utile non si fa.

Una nota finale: finora non abbiamo mai avuto bocciati alle scuole medie. E spero tanto che continui così. Un anno, un bambino si è trasferito nella nostra classe e ci fu presentato come Hannibal Lecter: un bambino ostativo, impuntato, capriccioso e litigioso… Adesso che siamo in quarta si fa regalare libri di storia e fa ricerche che poi presenta alla classe.

Insomma Basta compiti! non è lavorare meno ma lavorare meglio, tutti e tutte, nelle migliori condizioni possibili. Si studia e ci si esercita sia da soli che in gruppo, con un professionista dell’insegnamento, pronto e disponibile per tutto il tempo a motivare, o a organizzare, o a lasciar fare da sé per poi tarare insieme metodi o insuccessi. In questo modo i bambini e le bambine studiano e capiscono molto di più… e ci si diverte pure insieme.

di GIAMPIERO MONACA
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